GIORNO DELLA MEMORIA 2024

Di Antonella Pederiva

Anche quest’anno, le luci si sono spente sul giorno della memoria. E anche quest’anno qualcuno si sarà chiesto come tutto ciò sia potuto succedere, come fu possibile che milioni di persone non si siano ribellate all’abominio perpetrato ai danni di bambini, donne, uomini, loro simili, come la malvagità abbia potuto dilagare indisturbata, come i messaggi di odio abbiano potuto così tenacemente attecchire nei cuori di così tanta gente. “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”, scrisse Hannah Arendt nel suo libro “La banalità del male”. Ma scrisse anche: “E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato.”

È nella natura umana non accorgersi quando il male ritorna, quando gli incubi diventano vita giornaliera, è nell’Uomo perdere la capacità di vedere. “La cecità stava dilagando, non come una marea repentina che tutto inondasse e spingesse avanti, ma come un’infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che, dopo aver inzuppato lentamente la terra, all’improvviso la sommergono completamente”, scriveva Saramago nel suo romanzo “Cecità”. “Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che pur vedendo, non vedono”. Abbagliato dalla propaganda, il popolo tedesco seguì il suo comandante, come i topi e i bambini seguirono il pifferaio nella celebre fiaba dei fratelli Grimm, e fu presto catastrofe, morte, sterminio. Il potere ha mille risorse, mille stratagemmi, e sa come usare a suo vantaggio i mezzi di comunicazione, è consapevole come notizie false continuamente ripetute trovino terreno fertile nei cervelli poco abituati al dubbio, il potere sa come tenere a bada i sentimenti di pietà che potrebbero intrufolarsi nelle vene delle masse, sa come fornire alibi morali alle azioni, sa come rendere giustificabile ogni mostruosità. Abbagliati dalla propaganda, sintonizzati sull’unico canale governativo, i tedeschi ritennero giusto lo sterminio degli ebrei, così come ora l’Occidente ritiene giusta la vendetta contro un popolo intero. Sono donne? Sono anziani? Sono bambini? La questione morale passa in secondo piano e i commenti da bar si sprecano. Sono colpevoli. Punto. Tutti. Dal primo all’ultimo. Anche i neonati nelle incubatrici.

È il giorno seguente al giorno della memoria.

Si sono spente le luci sull’ennesima farsa di un mondo sempre più ipocrita, sempre più faziosamente infido e menzognero.

SE QUESTO È UN UOMO (PRIMO LEVI)

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo,

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

Meditate, Uomini, che questo è stato. Meditate anche che questo È. Meditate che questo sta accadendo sotto i vostri occhi, mentre voi servite la cena, mentre guardate il vostro programma preferito, mentre, la domenica, sedete sui banchi della chiesa, in attesa della parola di Gesù.

Il verbo “avere compassione”

(splangkhnizomai), viene usato undici volte da Gesù, letteralmente indica un cuore spezzato, una lacerazione delle viscere, la partecipazione alla sofferenza, la condivisione e l’immedesimazione al dolore.

È un verbo che abiura l’indifferenza, che sollecita ad essere parti attive nelle vicende umane, a fare la differenza. Tutti noi siamo chiamati a non ripetere gli orrori e gli errori del passato. Tutti noi siamo chiamati ad aprire gli occhi, a vigilare, a ragionare adesso, ora, sulle cose, sui fatti e sulle violazioni, sui massacri e sulle violenze, per non essere chiamati a rispondere dei nostri atti, o non atti, alla Storia.