SPAZIO©

Di Antonella Pederiva

Siamo estranei a noi stessi.

Talvolta.

Estranei agli altri.

Sempre.

Tra lo spazio della nascita

e la morte terrena,

chi ci conoscerà?

Spiegarsi è inutile.

Ci trasciniamo.

Di Rainer Maria Rilke:

TODES-ERFAHRUNG

Wir wissen nichts von diesem Hingehn, das

nicht mit uns teilt. Wir haben keinen Grund,

Bewunderung und Liebe oder Haß

dem Tod zu zeigen, den ein Maskenmund

tragischer Klage wunderlich entstellt.

Noch ist die Welt voll Rollen, die wir spielen.

Solang wir sorgen, ob wir auch gefielen,

spielt auch der Tod, obwohl er nicht gefällt.

Doch als du gingst, da brach in diese Bühne

ein Streifen Wirklichkeit durch jenen Spalt

durch den du hingingst: Grün wirklicher Grüne,

wirklicher Sonnenschein, wirklicher Wald.

Wir spielen weiter. Bang und schwer Erlerntes

hersagend und Gebärden dann und wann

aufhebend; aber dein von uns entferntes,

aus unserm Stück entrücktes Dasein kann

uns manchmal überkommen, wie ein Wissen

von jener Wirklichkeit sich niedersenkend,

so daß wir eine Weile hingerissen

das Leben spielen, nicht an Beifall denkend

ESPERIENZA DELLA MORTE

Nulla sappiamo di questo svanire

che non accade a noi. Non abbiamo ragioni

– ammirazione, odio oppure amore –

da mostrare alla morte la cui bocca una maschera

di tragico lamento stranamente sfigura.

Molte parti ha per noi ancora il mondo. Fino a quando

ci domandiamo se la nostra parte piaccia,

recita anche la morte, benché spiaccia.

Ma quando te ne andasti, un raggio di realtà

irruppe in questa scena per quel varco

che tu ti apristi: vero verde il verde,

il sole vero sole, vero il bosco.

Noi recitiamo ancora. Frasi apprese

con pena e con paura sillabando,

e qualche gesto; ma la tua esistenza,

a noi, al nostro copione sottratta,

ci assale a volte e su di noi scende come

un segno certo di quella realtà;

tanto che trascinati recitiamo

qualche istante la vita non pensando all’applauso.